HomeAccessori e Tecnologie › Come si sceglie il verricello elettrico più adatto alla tua imbarcazione? Errori da evitare assolutamente
Accessori e Tecnologie

Come si sceglie il verricello elettrico più adatto alla tua imbarcazione? Errori da evitare assolutamente

📅 18 Agosto 2026✍️ di Davide Severini⏱️ 6 min di lettura

Quando tiri su l’ancora con mare formato capisci subito se hai fatto la scelta giusta. Un verricello elettrico ben dimensionato ti evita strappi, surriscaldamenti e scene da panico a prua. Nella mia officina a Chioggia ho montato e testato decine di soluzioni su open da pesca e piccoli cabinati, in laguna e fuori, acqua dolce e salata. Qui trovi i criteri che uso sul campo per consigliare cosa comprare, come montarlo e quali errori tagliare alla radice.

Parti dal tuo uso reale e dalla barca

Prima di guardare i watt, guarda come navighi. Fondali sabbiosi o rocciosi? Rade riparate o rade esposte? Ancori spesso e per quanto tempo? E su che barca: open leggera o cabinato con maggiore superficie al vento?

Il primo bivio è il tipo di verricello salpa-ancora: verticale o orizzontale.

  • Verticale: motore sottocoperta, più discreto e generalmente migliore presa della catena. Richiede un gavone ancora profondo con caduta libera di almeno 30–40 cm.
  • Orizzontale: motore in coperta, più facile da installare su prua corta o con gavone poco profondo. Maggior esposizione alle intemperie.

La potenza non è “quanto tira l’ancora”, ma quanta coppia serve per sollevare catena e ancora con sicurezza, vincendo attriti e piccoli incattivamenti. Come regola pratica che uso in cantiere:

  • Barche 5–6,5 m: 500–700 W, catena 6 mm, 25–40 m di catena + cima.
  • Barche 7–8,5 m: 700–1000 W, catena 8 mm, 40–60 m.
  • Barche 9–10,5 m: 1000–1500 W, catena 8–10 mm, 60–80 m.

Se navighi spesso con vento contro o fondali impegnativi, scegli lo scalino di potenza superiore. Ricorda: il verricello deve recuperare, non strappare la barca fuori dall’ancora. Il disincaglio lo fai col motore in folle-avanti, tendendo la linea.

I criteri tecnici che contano davvero

Oltre alla potenza, ecco i parametri che fanno la differenza nella vita vera.

1) Tensione e assorbimento. Su barche fino a ~9 m, 12 V è lo standard; oltre, valuta 24 V per abbassare gli ampere. Un 700–1000 W a 12 V può richiedere 70–120 A di picco. Questo impone cavi generosi (25–50 mm² a seconda della distanza) e un interruttore termico/magnetotermico vicino alla batteria.

2) Gipsy corretta per la tua catena. Verifica lo standard (DIN 766 o ISO) e il passo della catena. Un 8 mm DIN non è un 8 mm ISO: se sbagli il barbotin, slitta e consuma. Controlla anche la transizione catena–cima: se usi cima, scegli una treccia “spliced” compatibile con il gipsy combinato.

3) Materiali e tenuta. In coperta io privilegio coperchi e parti esposte in AISI 316 lucidato; per il corpo, bronzo marino o alluminio anodizzato di qualità. Guarnizioni e passaggi cavo devono garantire almeno grado IP67 per resistere a spruzzi, salsedine e lavaggi.

4) Verticale o orizzontale in base al gavone. Se il gavone è profondo e la catena cade libera senza “montagnola”, il verticale scorre meglio e lavora più silenzioso. Con gavoni bassi o stretti, l’orizzontale evita intasamenti. In entrambi i casi, cura il rullafiocco/rouleur: l’angolo di ingresso deve allineare la catena al gipsy.

5) Frizione, caduta libera e recupero manuale. La frizione regolabile è essenziale per controllare la velocità di calata; il “free-fall” meccanico è comodo per calare veloce in pesca, ma va usato con criterio. Il recupero manuale (manovella o bussola esagonale) è la rete di sicurezza se va via corrente.

6) Comandi e integrazione. Pedali a prua per visibilità, pulsantiera remota in pozzetto e interruttore generale ben accessibile. Il contametri (magari interfacciato via NMEA 2000) accelera le manovre e riduce errori di calata. Il wireless è comodo, ma non deve sostituire un comando cablato affidabile.

7) Sicurezza e carichi. Il verricello non è un punto d’ormeggio. In tiro prolungato, trasferisci il carico su un chain stopper o su una galloccia con cima ammortizzata. Così proteggi riduttore e alberini. Inserisci sempre un magnetotermico e un sezionatore staccabatteria dedicato.

Errori da evitare assolutamente

Questi sono quelli che vedo più spesso in officina e in banchina.

  • Sottodimensionare la potenza. Un 500 W su un 7,5 m con 8 mm di catena fa fatica e scalda. Meglio una taglia sopra che una sotto.
  • Ignorare le cadute di tensione. Cavi troppo sottili o lunghi fanno perdere coppia e bruciano contatti. Calcola sezione e protezioni in base a distanza reale e assorbimento di picco.
  • Gavone troppo basso o disallineato. Se la catena non cade libera, si incastra e la gipsy “mangia” male. Prevedi deflettori o aumenta la caduta.
  • Catena e gipsy incompatibili. Misture di standard e usura accentuata provocano salti e rumorosità. Misura il passo e resta fedele allo standard.
  • Nessun chain stopper. Tenere la barca appesa al verricello lo uccide. Usa fermacatena o galloccia ogni volta che sei in tenuta.
  • Sigillature trascurate. Un orizzontale senza passacavi stagni diventa una pompa d’acqua. Usa sigillanti marini e pressacavi adeguati.
  • Corrosione galvanica. Accoppi alluminio e inox senza isolare? Dopo una stagione trovi pitting. Distanziali, isola e controlla anodi e massa. Valuta la protezione contro correnti vaganti.
  • Montaggio su coperta debole. Serve contropiastra strutturale; rondelle grandi non bastano su sandwich o vetroresina sottile.
  • Sottovalutare la normativa. Interventi elettrici e di coperta devono rispettare buona pratica e la cornice della Direttiva 2013/53/UE per unità da diporto.
  • Niente lavaggi. Sale e sabbia rovinano frizione e gipsy. Sciacqua con dolce ogni uscita e ingrassa periodicamente secondo manuale.

Scelte consigliate per casi tipici

Se fossi al posto tuo, ecco come deciderei oggi, con l’esperienza fatta tra laguna e mare a Chioggia.

  • Open da pesca 5–6,5 m: orizzontale 700 W a 12 V, gipsy per catena 6 mm DIN 766, 30–40 m catena + 30 m cima trecciata. Pedali a prua, interruttore magnetotermico 70–90 A in prossimità batteria, cavi 25–35 mm² se la tratta supera i 4–5 m. Chain stopper leggero e rullafiocco che centra bene la catena.
  • Day-cruiser 7–8,5 m: verticale 1000 W, catena 8 mm DIN 766 con 50 m effettivi. Contametri cablato e manuale di recupero. Se hai molto cablaggio, valuta una batteria servizi capiente (AGM o LiFePO4 con BMS) e relè parallelatore intelligente; cavi da 35–50 mm².
  • Uso intensivo in fondali misti: prediligi riduttori in bronzo, frizione accessibile, pacco guarnizioni di ricambio a bordo. Evita free-fall non regolabile: meglio una frizione ben tarata per calate controllate in drift.

Materiali a vista? Su barche che vivono all’ormeggio, inox 316 per coperchi e base, bulloneria A4, passacavi stagni IP alto. Vernici o anodizzazioni devono essere marine, non generiche “per esterni”.

In più: installa sempre un fermacatena e abituati a trasferire il carico fuori dal verricello quando sei in tenuta. È la differenza tra un impianto che dura dieci stagioni e uno che cede alla prima burrasca.

Checklist operativa finale

  • Misura spazio a prua, profondità gavone e linea di ingresso catena.
  • Scegli verticale/orizzontale in base alla caduta catena (min 30–40 cm).
  • Definisci potenza: stima lunghezza barca, diametro catena e uso; prendi una taglia in più se navighi esposto.
  • Verifica standard catena (DIN 766 o ISO) e compra la gipsy corretta.
  • Pianifica elettrico: assorbimento di picco, sezione cavi, lunghezze, magnetotermico e sezionatore.
  • Prevedi comandi ridondanti: pedali a prua, pulsantiera remota, eventuale contametri.
  • Installa chain stopper/fermacatena e rullafiocco allineato.
  • Sigilla fori e passaggi con prodotti marini; rispetta grado IP.
  • Cola di prova: verifica caduta libera nel gavone e assenza di “montagnole”.
  • Manutenzione: lavaggio dolce, controllo frizione, ingrassaggi a calendario.

Con queste scelte arrivi in rada sapendo già cosa farà il tuo verricello: niente sorprese, solo ancora giù e su in sicurezza, come deve essere quando la barca lavora per te e non contro di te.

Davide Severini

Davide ha dedicato molti weekend alla manutenzione e customizzazione di barche open per la pesca con la sua compagnia nautica a Chioggia. Nei suoi pezzi analizza pro e contro di soluzioni tecniche e semplici innovazioni provate personalmente in acqua dolce e salata.