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Differenze tra satellitare e VHF per comunicare in mare: come scegliere la soluzione più sicura

📅 30 Agosto 2026✍️ di Gianluca Servo⏱️ 6 min di lettura

In cantiere, tra gli scafi in restauro e le antenne che spuntano dai roll-bar, mi fanno spesso la stessa domanda: meglio affidarsi al satellitare o al VHF per stare davvero tranquilli in mare? L’ho imparato lavorando su gozzi e motoscafi d’epoca sul Garda e in trasferte lungo l’Adriatico: non esiste un’unica risposta, ma un assetto di comunicazione a strati. Qui vi spiego come scegliere, senza fumo, cosa mettere a bordo e cosa controllare prima di mollare gli ormeggi.

Quando usare il VHF e quando il satellitare

Il VHF è la lingua franca del mare. Serve a parlare con porti, Guardia costiera, unità vicine, pescherecci. In costa, con un’antenna ben montata, copre quanto basta per ricevere meteo e avvisi, e per farsi sentire quando succede qualcosa. È immediato e tutti lo capiscono.

Il satellitare serve quando ci si allontana dalla copertura costiera o quando si vuole una ridondanza vera. Un telefono satellitare o un dispositivo di messaggistica via rete globale torna utile in traversate, trasferimenti notturni, regate d’altura o quando il VHF è compromesso (antenna piegata, alimentazione a terra, collisione).

La scelta migliore, nella pratica, è combinare i due: VHF fisso con DSC a bordo, portatile carico nello zaino d’emergenza e un apparato satellitare per le aree d’ombra. Così si copre la chiamata a breve raggio e l’allarme ovunque.

Copertura, potenza e limiti reali

Il VHF lavora a portata ottica. Con un’antenna in testa d’albero e 25 W di potenza, ci si può aspettare 15–25 miglia di portata pratica, a volte di più in aria limpida. Un portatile da 5–6 W, a livello uomo in pozzetto, scende a 3–8 miglia. La differenza la fanno l’altezza dell’antenna, lo stato del cavo coassiale e dei connettori.

Il satellitare aggira la curvatura terrestre. I telefoni su rete globale offrono copertura quasi ovunque, mentre i messaggeri a pacchetti (tipo tracker con SOS) hanno margini di latenza e richiedono cielo libero. Sotto tuga in metallo o con bimini pesanti, il segnale cala: meglio predisporre un’antenna esterna o usare il dispositivo fuori dalla cabina.

In condizioni dure, vento e spruzzi non sono un problema per i VHF marini IPX7/8. Il satellitare, invece, teme l’acqua più di quanto dica la brochure: io lo porto in custodia stagna e lo accendo in coperta solo quando serve.

Allarmi e distress: DSC, EPIRB e PLB

Per l’emergenza vera, il VHF con DSC è la prima linea: basta premere il tasto rosso per inviare un allarme digitale con MMSI e posizione (se collegato al GPS), ricevuto da tutte le unità in zona e dalle autorità. È rapido, pubblico e mobilita chi può intervenire subito. Fa parte del quadro del GMDSS.

L’EPIRB, previsto dalle norme SOLAS per certe categorie, trasmette su 406 MHz alla rete Cospas-Sarsat. In parole semplici: manda il vostro identificativo e la posizione ai satelliti, che attivano la catena di soccorsi. Il PLB fa quasi lo stesso, ma è personale e con batterie più piccole. Sono dispositivi complementari al VHF, non sostitutivi.

In pratica: DSC per l’emergenza immediata nelle vicinanze; EPIRB/PLB per assicurarsi che la chiamata arrivi ai centri di coordinamento anche se siete fuori portata VHF o se abbandonate l’unità. Il satellitare con tasto SOS aggiunge un terzo canale, ma dipende dal provider.

Costi, burocrazia e attenzione alla messa a punto

Un VHF fisso con DSC costa poco, ma va installato bene: antenna adeguata, cavo di qualità, connettori crimpati come si deve. Serve l’MMSI e, a seconda del Paese, licenza RTF e certificazione dell’operatore. Il portatile è l’asso di riserva: caricatelo e verificatene le guarnizioni.

Il satellitare richiede acquisto e abbonamento. I piani variano: minuti voce, messaggi, tracking. Valutate il traffico reale: se lo usate per meteo GRIB e check-in, bastano pacchetti piccoli; per voce d’emergenza e coordinamento, conviene un piano flessibile.

Tenete conto delle batterie: EPIRB e PLB hanno scadenze e test periodici, il VHF portatile va ricaricato prima di partire, il telefono satellitare va acceso e verificato periodicamente per non scoprire in mare che la SIM è scaduta.

Casi concreti dal cantiere e dalla banchina

Mi è capitato di recente, durante il collaudo di un Riva restaurato, di non ricevere il bollettino in una mattina di foschia. Il VHF fisso sembrava ok, ma il rumore era alto e la portata scarsa. Colpa di un vecchio connettore PL-259 ossidato nel passascafo. Con il portatile, da prua, ho agganciato la Capitaneria in un attimo. Morale: il VHF funziona se la linea antenna è sana; il migliore apparato vale quanto il suo cavo.

In Adriatico, su un trasferimento notturno verso le Tremiti, ho usato il satellitare per inviare un check-in ogni ora e scaricare un GRIB ridotto quando il maestrale è entrato prima del previsto. Intanto, sul 16 tenevo l’ascolto. Nessuna magia: solo due livelli di rete che si coprono a vicenda.

Un lettore mi ha chiesto: “Se ho un tracker satellitare con SOS, posso fare a meno del VHF?” Risposta secca: no. Il VHF serve per evitare i guai oltre che per uscirne: parlare con i pescherecci, avvisare l’ingresso in porto, farsi vedere in nebbia con una chiamata a raggio locale. Il satellitare manda lontano, ma non sostituisce il dialogo sul campo.

Checklist minima a bordo

  • VHF fisso con DSC collegato al GPS, MMSI programmato e prova chiamata selettiva eseguita.
  • VHF portatile carico, sacchetta stagna e laccetto; canale 16 in ascolto quando si esce.
  • EPIRB omologato e registrato; test periodico e batterie in corso di validità.
  • PLB per equipaggio che esce in pozzetto o di notte, correttamente registrato.
  • Dispositivo satellitare (telefono o messenger) con abbonamento attivo, numeri di emergenza salvati e, se possibile, antenna esterna.

Errori tipici da evitare

  • Montare l’antenna VHF bassa o vicino a ferriti e LED che introducono disturbi: meglio in alto e lontano da sorgenti elettriche rumorose.
  • Dimenticare l’MMSI o non collegare il GPS al VHF DSC: il distress senza posizione fa perdere tempo prezioso.
  • Tenere il satellitare nel cassetto sotto tuga e provarlo solo in porto: testatelo in mare aperto e verificate copertura e piano tariffario.
  • Confondere EPIRB con PLB: il primo è per la barca, il secondo è personale; entrambi vanno registrati correttamente.
  • Trascurare i cavi: uno stacco coassiale ossidato vale come tagliare l’antenna a metà.

Come scegliere in base alla rotta

Per uscite giornaliere costiere: VHF fisso con DSC, portatile di backup, EPIRB o PLB se navigate spesso fuori dalle rotte affollate. Investite tempo in una buona installazione e in una routine di test.

Per crociere d’altura o tratte poco coperte: aggiungete un telefono satellitare o un messenger certificato con SOS, meglio con antenna esterna e piano dati per scaricare meteo leggero. Programmate numeri e messaggi predefiniti per ridurre gli errori in stress.

Per barche storiche o refit complessi: pianificate passaggi cavi puliti, masse e alimentazioni dedicate. Nei legni d’epoca ho spesso portato l’antenna su un paterazzo isolato o su supporti non invasivi: si può fare bene senza snaturare la linea.

In sintesi, la sicurezza nasce dalla ridondanza intelligente. Un VHF che parla vicino, un canale che chiama lontano e un faro automatico (EPIRB/PLB) che vi rende rintracciabili anche se tutto il resto tace. È la combinazione che mi ha tolto dai guai più di una volta, e che consiglio a chiunque voglia navigare con la testa oltre che con il cuore.

Gianluca Servo

Gianluca è cresciuto nel cantiere navale di famiglia sul lago di Garda, imparando a restaurare gozzi e motoscafi d’epoca. Ama condividere metodi di restauro, trucchi e storie di recupero di barche storiche italiane, arricchendo i suoi articoli con dettagli tecnici e ricordi personali.