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Dove trovare calette tranquille lungo la costa sarda? Raggiungi in barca angoli nascosti lontani dal turismo di massa

📅 17 Agosto 2026✍️ di Francesco Carenza⏱️ 4 min di lettura

Le calette più tranquille sono nei parchi marini e ai piedi dei capi rocciosi: Asinara (Cala Sabina), Caprera (Cala Napoletana e Cala Serena), Golfo di Orosei (Cala Biriola), Sinis–Mal di Ventre, Capo Carbonara (Serpentara e Cavoli). Arriva presto, usa i campi boe e ancora solo su sabbia.

Evita le spiagge iconiche nelle ore centrali. Punta su baie ridossate dal vento del giorno e rientra prima del rinforzo pomeridiano.

Nord granitico: Asinara e Arcipelago di La Maddalena

Asinara, Cala Sabina: fondali chiari, sabbiosi, ridossi buoni con venti orientali. In stagione trovi boe del Parco; l’ancoraggio è regolamentato. Silenzio vero al mattino presto e dopo le 17. Acqua limpida, corrente debole. Protezione forte dal maestrale solo nelle insenature orientate a est.

Caprera, Cala Napoletana e Cala Serena: minuscole, scenografiche. Accesso via mare consigliato. Il Parco della Maddalena predispone campi boe in zone sensibili: usali quando presenti. Evita di entrare troppo sotto costa, soprattutto con bassa marea e luce piatta. Cala Coticcio è soggetta a limitazioni con guida: informati prima.

Budelli: la Spiaggia Rosa è off-limits. Transita oltre i 300 metri e rispetta i divieti di sbarco. Le secche sui lati ovest sono insidiose: navigazione prudente e occhi sulla prua.

Qui il mare cambia con il maestrale in poche ore. Aggiorna il meteo locale più volte al giorno e tieni pronto un riparo alternativo sottovento.

Golfo di Orosei: vertigine calcarea e sabbia bianca

Cala Biriola: accessibile solo con mare calmo. Ancoraggio su chiazze di sabbia tra 8 e 12 metri, catena ben distesa. Non coprire la prua con le falesie: i rimbalzi d’onda possono aumentare il beccheggio. Tender in spiaggia solo fuori dalle zone delimitate.

Cala dei Gabbiani e Ispuligidenie (Mariolu): splendide e spesso affollate a metà giornata. La quiete torna al tramonto. Resta oltre i limiti delle boe dei bagnanti e non oltrepassare i 200 metri dalla battigia con natanti a motore. Il fondale degrada rapidamente: verifica la tenuta con retro in folle e controllo visivo maschera alla mano.

Goloritzé è monumento naturale: boe di interdizione sotto costa, nessun sbarco libero. Godila da fuori, in silenzio. La trasparenza mette a nudo ogni errore: ancora solo su sabbia, mai sulla prateria di Posidonia oceanica.

Ovest selvaggio: Sinis e Capo Caccia

Isola di Mal di Ventre (Sinis): granito, acqua turchese, vento spesso teso. Ridossi migliori a sud e sud-est quando soffia maestrale. L’area rientra in una Area marina protetta: controlla i zonamenti e usa le boe del parco se disponibili. A terra, niente rifiuti e niente prelievo di sabbia o ciottoli.

Da Su Tingiosu a Capo Mannu la costa è nuda e potente: calette piccole, zero servizi, mare che si alza in minuti. Esci solo con previsione stabile, motore in efficienza e autonomia ampia.

Alghero, Capo Caccia: Cala della Barca e piccole rientranze ai piedi delle falesie. Scena da cartolina, ma fondali profondi e onda residua persistente. Entra, valuta, resta in motore pronto. In caso di maestrale, meglio spostarsi a Levante o rientrare verso Porto Conte.

Sud-est trasparente: Capo Carbonara

Isola dei Cavoli e Serpentara: cale riparate, sabbia compatta, colori caraibici. In stagione i campi boe regolano la sosta. All’alba le baie sono tue, poi arrivano i day-boat. Con scirocco, preferisci le rientranze a ovest delle isole; con maestrale, cerca ridossi lato est.

Punta Molentis: fondale chiaro e rapido affollamento. Scegli di arrivare tra le 8 e le 9 o dopo le 17. Centro barca in 4–5 volte il fondale, verifica che la catena non strisci su posidonia.

Pianificazione essenziale: barca, meteo, ancoraggio

Barca: gommoni 5–7 metri o piccoli day-cruiser ti portano ovunque con pescaggio ridotto. Tientili leggeri: pochi bagagli, ghiacciaia efficiente, dotazioni in ordine.

Meteo: maestrale e groppi termici comandano. Usa due fonti meteo, osserva il mare reale, imposta un “piano B” sottovento. Evita passaggi esposti nel pomeriggio. In canale tra isole l’aria accelera: conta su 5–10 nodi in più.

Ancoraggio: solo su sabbia. Evita rocce e posidonia. Cala l’ancora controvento, 4–5 volte il fondo, retromarcia breve per far mordere. Grippiale sulla marra in fondali affollati. Se l’insenatura è stretta, una cima a terra ti tiene in asse senza arare.

Regole: rispetta zone boe, distanze di sicurezza e limiti di velocità. Lungo spiagge: mantieni i 200 metri; sotto costa rocciosa: 100 metri, salvo diversa ordinanza locale. A bordo, dotazioni efficienti e VHF in ascolto su 16.

Tender: indispensabile per sbarcare senza avvicinare la barca alla battigia. Remi pronti, parabordi a poppa e cima lunga per non ingombrare l’accesso.

Scafo: in calette granitiche l’acqua invoglia ad avvicinarsi. Non toccare il fondo: la vetroresina non perdona. Una passata di cera dura su mascone e opera morta aiuta a staccare salsedine e sabbia a fine giornata.

Ultimo consiglio: scegli orari dispari. Alba e tramonto regalano luce radente, mare piatto e silenzio. Le calette restano ciò che cerchi: angoli nascosti, lontani dalla folla.

Francesco Carenza

Originario di Viareggio, Francesco ha trascorso molti anni come marinaio su barche da diporto tra la Liguria e la Costa Azzurra. Appassionato di manutenzione nautica, si è specializzato nella cura degli scafi in vetroresina e scrive guide pratiche basate sulle sue esperienze pratiche in mare.