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È obbligatorio avere un defibrillatore in barca? La normativa che molti ignorano

📅 20 Agosto 2026✍️ di Valeria Sciulla⏱️ 3 min di lettura

La risposta breve è sì: su molte imbarcazioni il defibrillatore è obbligatorio. Ma la normativa è frammentata e dipende da diversi fattori: tipo di barca, zona di navigazione, numero di persone a bordo. In più di vent’anni come istruttrice nei porti pugliesi, ho visto troppi diportisti ignari di questi obblighi. Scopriamo insieme cosa dice davvero la legge.

Quando il defibrillatore è obbligatorio

La normativa italiana ed europea non è univoca. Su barche adibite al trasporto passeggeri, il defibrillatore automatico esterno (DAE) è sempre obbligatorio. Rientrano qui i ferry, i traghetti, le barche escursionistiche e ogni imbarcazione che trasporta persone dietro compenso.

Per le imbarcazioni da diporto private, la situazione è diversa. Teoricamente non è un obbligo legale avere un DAE a bordo. Tuttavia, le linee guida internazionali e le normative portuali locali stanno spingendo verso l’obbligatorietà anche in questo ambito.

Le navi da crociera e le imbarcazioni sopra i 500 tonnellate devono conformarsi alle norme SOLAS (Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare), che imponono l’installazione di defibrillatori.

La normativa italiana e locale

In Italia, il Codice della Navigazione rimanda a linee guida che variano per tipo di navigazione. Per i porto turistici e le aree costiere, spesso sono gli stessi amministratori locali a richiedere defibrillatori visibili e accessibili.

In Puglia, dove ho insegnato per anni, alcuni marina richiedono esplicitamente il DAE a bordo. Barceloneta, Brindisi e Gallipoli hanno implementato regolamenti più severi rispetto ad altre zone.

La raccomandazione dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) è chiara: ogni imbarcazione con oltre 12 persone a bordo dovrebbe avere almeno un DAE. Questa soglia non è ancora legge italiana, ma rappresenta lo standard internazionale.

Come scegliere il defibrillatore giusto

Se decidi di installare un DAE sulla tua barca, considera questi aspetti fondamentali:

  • Resistenza all’umidità salina: i modelli marini hanno protezione IP65 o IP67
  • Peso e ingombro: deve essere facilmente accessibile anche con una sola mano
  • Batterie: verificate la scadenza ogni 6 mesi, soprattutto in ambiente marino
  • Certificazione europea: cercate il marchio CE e l’omologazione medica
  • Costo: dai 1.200 ai 2.500 euro per modelli professionali resistenti all’ambiente marino

Responsabilità e assicurazioni

Avere un DAE non obbligatorio non è solo una questione di legge, ma anche di responsabilità civile. Se accade un malore cardiaco e la barca non ha defibrillatore, potresti trovarti esposto a azioni legali da parte dei passeggeri.

Molte polizze assicurative per imbarcazioni da diporto non coprono interamente questo rischio. Verificate con la vostra assicurazione se prevedono sconti per la presenza di DAE a bordo.

Alcuni circoli nautici e diving center richiedono certificazione di primo soccorso (BLSD) ai comandanti, che implica conoscenza d’uso del defibrillatore.

La formazione è essenziale

Avere il defibrillatore a bordo senza sapere come usarlo è quasi inutile. Un DAE semiauto guida l’utente passo dopo passo, ma la formazione rimane cruciale.

I corsi BLSD (Basic Life Support Defibrillation) durano 8 ore e certificano per 24 mesi. Vi insegnano:

  • Riconoscimento dell’arresto cardiaco
  • Manovre di rianimazione
  • Corretto posizionamento degli elettrodi
  • Gestione post-intervento

In mare, dove i soccorsi possono tardare, queste competenze sono letteralmente vitali.

In sintesi

Per imbarcazioni da diporto private: non è obbligo legale, ma è fortemente consigliato su barche con molti passeggeri. Per imbarcazioni commerciali: è obbligatorio. La scelta migliore: installare un DAE marino certificato e seguire un corso di primo soccorso. In più di vent’anni di insegnamento, ho visto come un defibrillatore disponibile possa fare la differenza fra la vita e la morte in ambienti isolati come il mare.

Non aspettate una normativa più stringente. Proteggete chi amate a bordo.

Valeria Sciulla

Valeria ha trascorso più di vent’anni come istruttrice di canoa e SUP nei porti turistici pugliesi. La sua competenza si estende alle imbarcazioni più “piccole” e all’accessibilità nautica, raccontando l’evoluzione delle discipline acquatiche destinate al grande pubblico.