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Tipi di parabordi per ormeggio sicuro: le differenze che salvano lo scafo dalle abrasioni

📅 14 Agosto 2026✍️ di Davide Severini⏱️ 6 min di lettura

Quando ormeggi in banchina, il primo nemico del tuo scafo non è la tempesta ma l’attrito: correnti, risacca e scie trasformano la fiancata in una carta abrasiva contro pontili e pali. Se scegli i parabordi giusti, eviti gelcoat segnato, paglioli che scricchiolano e notti a controllare le cime. Questa guida ti porta dritto alla scelta operativa, con criteri chiari, errori da evitare e una posizione netta su cosa montare e come.

Il problema reale: abrasioni e forze a bassa velocità

Le abrasioni nascono da micro-movimenti ripetuti: dieci minuti di scia in porto possono equivalere a centinaia di sfregamenti. In più, ormeggi “Mediterranei” con poppa a terra amplificano gli sforzi laterali sulle murate. La protezione efficace è un mix tra superficie di contatto, assorbimento d’energia e corretta altezza. Non bastano tre cilindri bianchi buttati dal pulpito: servono tipologia, misura e pressione coerenti con la tua barca e con il pontile.

Tipi di parabordi: pro e contro sul campo

Cilindrici classici (verticali/orizzontali)

La soluzione più versatile per barche da diporto 5–12 metri. In verticale coprono variazioni di marea; in orizzontale offrono più superficie su pontili bassi. Se ben dimensionati e rigidi al punto giusto, limitano lo “scavallamento” sopra il bordo del molo. Pro: facili da stivare, economici, diffusissimi. Contro: su pali tondi possono scorrere e lasciare vuoti di protezione.

Sferici (tipo “A”/a palla)

Hanno grande diametro e alto assorbimento. Ottimi su banchine alte o quando ti ormeggi di traverso in giornate ventose. La palla crea un cuscino che non va in crisi con angoli e spigoli vivi. Pro: energia assorbita top. Contro: ingombro e gestione; su finger galleggianti possono far “rotolare” la fiancata se gonfiati duri.

Piatti e modulari (flat fender, “biscotto”)

Ideali su finger stretti e pontili bassi, dove serve ampia superficie senza spessore eccessivo. In EVA o PVC laminato, si conformano a scalette e bullonature sporgenti. Pro: stabilità laterale, niente rotolamento. Contro: minore volume d’aria, quindi meno assorbimento su urti più energici.

Parabordi per bassi bordi liberi e a gradino

Se navighi con open da pesca o gommoni con bottazzo alto, i modelli “step” o sagomati colmano il disallineamento tra scafo e molo. Pro: aderenza dove i cilindrici non appoggiano bene. Contro: specifici, da integrare con cilindrici o sferici.

Gomma/EVA a densità controllata

Parabordi non gonfiabili in EVA o poliuretano espanso evitano forature e lavorano bene su sfregamento costante. Pro: zero manutenzione valvole, resistenza a tagli e UV elevata. Contro: minore “corsa” elastica su botte secca; costi più alti.

Pneumatici professionali (tipo Yokohama)

Usati tra navi o su banchine industriali, sono dimensionati secondo ISO 17357. Per il diporto sono overkill: grande assorbimento ma pesi e ingombri fuori scala.

Criteri di scelta: misura, materiale, numero e disposizione

Prendi decisioni rapide con questi criteri pratici, validi in porto turistico, laguna e rada esposta.

  • Lunghezza barca e diametro: fino a 6 m scegli cilindrici Ø 12–15 cm; 7–9 m Ø 18–22 cm; 10–12 m Ø 25–30 cm. Per sferici, sali di una taglia (diametro 30–45 cm per 8–12 m).
  • Altezza utile: il fusto deve coprire dal punto più sporgente del bottazzo fino al margine del pontile in condizioni medie di carico. In verticale, mira a coprire almeno il 60–70% del bordo libero.
  • Numero: uno ogni 2,5–3 metri di LOA, mai meno di tre per lato esposto. Aggiungi una palla a mezza barca se ormeggi a murata con vento al traverso.
  • Materiale: PVC rotostampato per budget e versatilità; EVA/poliuretano espanso per cicli intensi e charter; calza copriparabordo in tessuto tecnico per aumentare attrito e proteggere il gelcoat dalla gomma sporca.
  • Pressione: i gonfiabili lavorano bene a bassa pressione costante (tipicamente 0,15–0,20 bar: verifica la scheda del produttore). Duri come pietre non assorbono, molli si schiacciano e “vanno giù”.
  • Resistenza UV e salino: se stai molto al sole, preferisci colorazioni scure o trattamenti anti-UV; le finiture bianche si macchiano e irrigidiscono prima.
  • Pontile/palo: su pali tondi o briccole, combina sferici e cilindrici; su finger bassi, flat fender e cilindrici in orizzontale; su banchine alte, sferici maggiorati.
  • Scenario d’uso: in laguna e acque con forte risacca, privilegia volume (sferici o cilindrici maggiorati); in lago, dove l’onda è più corta, piatti/cilindrici ben distribuiti funzionano meglio.

Ricorda che le imbarcazioni da diporto ricadono nella Direttiva 2013/53/UE: non è una norma che “sceglie il parabordo per te”, ma impone standard costruttivi e marcature che aiutano a valutare qualità e materiali quando acquisti accessori CE.

Posizionamento: la metà del lavoro

Posiziona il primo parabordo a prua a proteggere l’angolo più esposto (30–50 cm dalla massima larghezza), il secondo in corrispondenza della massima baglio e il terzo verso poppa. Se il pontile è basso, metti due cilindrici in orizzontale a mezza altezza; se è alto, abbassa i sferici fino a intercettare lo spigolo del molo. Usa nodi semplici e regolabili (barcaiolo o gassa d’amante con asola regolata sulla battagliola) e non il mezzo collo “tirato a morte” che non ti lascia margine di altezza.

Errori comuni che rovinano lo scafo

  • Sottogonfiaggio e sovraggiata: il parabordo si piega, scivola e lascia scoperta la murata.
  • Sovragonfiaggio: diventa rigido, trasferisce urti allo scafo e “salta” sugli spigoli.
  • Troppo pochi: due pezzi per 9 metri sono una scommessa contro la fisica.
  • Altezza sbagliata: appoggio a metà bottazzo, il pontile lavora direttamente sul gelcoat.
  • Nodi inadeguati: difficile regolare in fretta quando arriva scia o cambia marea.
  • Sporcizia e sale: la gomma incrostata è carta vetrata sul fianco; sciacqua con acqua dolce e detergente neutro.
  • Niente ridondanza: manca la “palla di sicurezza” centrale quando il vento gira al traverso.
  • Dimenticare le linee di spring: senza spring efficaci il parabordo lavora il doppio e perde posizione.

Se fossi al posto tuo: la scelta netta

Per un open 6–8 metri che ormeggia spesso in Mediterraneo con poppa a terra e laterale esposto a scia:

  • Tre cilindrici Ø 18–22 cm per lato, con uno in orizzontale a mezza barca sul lato al pontile.
  • Una sfera diametro 30–35 cm a centro barca come “ammortizzatore” per scia improvvisa.
  • Calze copriparabordo sulle zone di contatto più frequenti per aumentare attrito e protezione gelcoat.
  • Cime di spring tese quanto basta per bloccare il beccheggio laterale e mantenere i parabordi in sede.

Per un gommone 5–6 metri con bottazzo alto su finger galleggiante:

  • Due piatti in EVA sul punto di contatto con il finger.
  • Due cilindrici Ø 15–18 cm in orizzontale per colmare i vuoti quando sali a bordo.

Per una barca 9–11 metri su banchina alta e pali/briccole:

  • Due sferici diametro 40–45 cm agli angoli esposti.
  • Quattro cilindrici Ø 25–30 cm distribuiti lungo la fiancata.
  • Un flat fender in riserva per scalette e bitte sporgenti.

Colori scuri e materiali con trattamento anti-UV ti allungano la vita utile. Se navighi spesso con sole e salsedine, valuta EVA o PVC premium con valvole sostituibili: spendi una volta, risparmi gelcoat e nervi ogni weekend.

Manutenzione veloce che fa la differenza

Sciacqua con acqua dolce, usa detergenti non aggressivi, ruota i parabordi di posizione a ogni ormeggio per consumarli in modo uniforme. Tieni a bordo una pompetta con manometro: la pressione giusta è la tua assicurazione silenziosa. Riponi all’ombra quando non usi la barca: UV e ozono sono i veri nemici della gomma.

Checklist operativa prima di ogni ormeggio

  • Conta i parabordi: minimo tre per lato esposto, più una sfera di sicurezza.
  • Verifica pressione: al tatto devono cedere ma non piegarsi facilmente.
  • Decidi altezza: allinea al bordo del molo, non al bottazzo.
  • Configura layout: verticale su maree/onde lunghe, orizzontale su finger bassi.
  • Prepara i nodi: barcaiolo o gassa d’amante con asola regolabile.
  • Valuta ostacoli: scalette, bulloni, bitte sporgenti → usa un piatto in quel punto.
  • Tendi le spring: blocca il brandeggio prima di mollare i giri del motore.
  • Controllo finale: scuoti leggermente la barca; se i parabordi si spostano, regola subito.

Con questi passaggi arrivi in banchina sapendo esattamente cosa fare. Il risultato è semplice: fiancate pulite, notti tranquille e un ormeggio che lavora per te, non contro di te.

Davide Severini

Davide ha dedicato molti weekend alla manutenzione e customizzazione di barche open per la pesca con la sua compagnia nautica a Chioggia. Nei suoi pezzi analizza pro e contro di soluzioni tecniche e semplici innovazioni provate personalmente in acqua dolce e salata.